Positano - Le grotte preistoriche

Le grotte preistoriche

Lungo la costa di Positano sono presenti molte grotte e ripari di diverse grandezze e profondità. Negli anni Cinquanta, ad opera del prof. Antonio M. Radmilli dell'Università di Pisa, si diede inizio allo studio del Mesolitico in Italia.
In tutta la zona ci sono tracce di un'economia basata sulla raccolta dei molluschi. Le grotte in cui furono condotti gli scavi sono quelle maggiormente indiziate di aver avuto insediamenti umani preistorici: la Grotta La Porta, la Grotta del Mezzogiorno e la Grotta Erica.

La Grotta La Porta si trova all'ingresso di Positano, venendo da Amalfi, in corrispondenza dell'insenatura marina omonima. Era una grotta molto grande di cui però è crollata tutta la parte anteriore; ai tempi degli scavi si riusciva ad individuare l'estensione originaria perché erano presenti accumuli di detriti. Oltre a cospicui resti di gusci di molluschi ci fu il ritrovamento di un ciottolo inciso con la testa di un animale, probabilmente un cavallo, questa è una manifestazione del Paleolitico: l'animale inciso era quello che si intendeva cacciare e la pietra su cui esso era inciso era utilizzata prima della caccia in riti di propiziazione.

La Grotta del Mezzogiorno, o delle Soppressate, si trova dopo lo scoglio di San Germano, a 80 metri sul livello del mare; al suo interno furono ritrovate alcune ossa umane, purtroppo, in pessimo stato di conservazione.

La Grotta Erica si trova nei pressi dei Colli di San Pietro, vicino alla Villa di Rocca Fiorita a 10 metri sul livello del mare. E' una stretta cavità che ha al suo interno depositi di gusci di molluschi e una stalagmite a circa un metro dall'attuale superficie.

Per cominciare gli scavi furono scelte queste tre grotte perché già negli anni precedenti furono rinvenuti resti che testimoniavano un importante insediamento preistorico, inoltre esse hanno molte analogie: resti di molluschi terrestri e marini e in minor quantità di mammiferi, anfibi, uccelli e pesci. È evidente che l'economia si basava prevalentemente sulla raccolta di molluschi marini, di spiaggia e di laguna, piuttosto che di scoglio, facendo pensare alla presenza di coste basse e lagunari, prima dei successivi assestamenti geologici.

I resti di mammiferi sono rappresentati da ossa di cinghiale, stambecco, cervo e capriolo evidenziando che i Monti Lattari erano coperti di vegetazione e che gli animali di macchia o di foresta vivevano in condizioni abbastanza favorevoli.
Arnesi e attrezzi sono conservati presso il museo L. Pignorini a Roma, testimoniano la diversità dello stile di vita sedentario della raccolta di molluschi dalla tendenza al nomadismo dovuto alla caccia.

Ci sono altre grotte che presentano un fondo di sabbia e ciottoli e sono prive di resti preistorici, come la Grotta di Capriglione, in frazione San Pietro nel Bosco di Capriglione; la Grotta del Cretale, tra la Valle del torrente Arienzo e la scala che conduce a Nocelle; la Grotta di Vigna Pendente e un'altra cavità a circa 500 metri da essa.

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